visualizzare l'identità-similitudine esistente tra il carcere nel racconto Il gigante e l'albergo nel romanzo Il doppio regno —›

 

E' come se il carcere fosse governato da una Volontà propria del luogo, così come l'albergo, come se entrambi essi possedessero una vita propria. °

 

cfr. a pag. 96 del racconto Il gigante —› "forse il carcere partecipa, in qualche modo, di questa eternità"

cfr. con la frase "natura del luogo" (verso l'inizio del romanzo Il doppio regno)

 

 

 ° cfr. con la nota contenuta nell'item "allegorie e dimensione simbolica" e con quella contenuta nell'item "armonie segrete"

 

 

 

sia il carcere che l'albergo esistono da sempre e per sempre.

 

cfr. a pag. 86 del racconto Il gigante —› "E' come se fossimo qui da sempre, e per sempre fossimo destinati a rimanervi".

cfr. a pag. 155 del romanzo Il doppio regno —› "Perché proprio una madre?" —› concetto fondamentale che fa presupporre un rifiuto dell'atto di creazione: è una visione ilozoistica, ilemorfica ed immanente della realtà: tutte le cose esistono da sempre e per l'eternità.

 

 

 

 

entrambi esercitano un'attrazione fatale verso gli individui che li abitano.

 

nel racconto Il gigante, il soldato di nome Gaspare, allontanato dalla fortezza per motivi di servizio, vi ritorna come presenza spettrale che vaga per la brughiera, e nella figura di questo personaggio, che si dispera nel dover lasciare la prigione, si può identificare l'attrazione fatale che essa provoca in chi la abita.

cfr. a pag. 87 del romanzo Il doppio regno —› "morbosa suggestione esercitata dall'albergo".