Il testo ‘L’assoluto artificiale’ è uno studio sull’attività saggistica del poeta tedesco Gottfried Benn. Cultore di Goethe e di Nietzsche, Benn oscillò fra un nichilismo distruttivo annullatore di tutta la grande tradizione filosofica e letteraria, e uno costruttivo, incentrato sul concetto di “forma”.

La Capriolo analizza i modi in cui Benn formulò queste visioni apparentemente discordanti e li riconduce a una matrice unitaria.

L’interesse di Paola Capriolo per Gottfried Benn è profondo e tutt’altro che occasionale: Benn rappresenta per lei una delle figure chiave del nichilismo novecentesco e, più in generale, del rapporto tragico tra arte, conoscenza e distruzione.

La Capriolo ha scritto più volte su Benn in saggi e interventi critici (soprattutto negli anni ’90), considerandolo uno degli autori che meglio incarnano la crisi dell’umanesimo europeo.

Ciò che la attrae non è solo il Benn espressionista e medico-legale delle prime poesie, ma il pensatore radicale che concepisce l’arte come unico spazio di resistenza in un mondo privo di senso.

Per Benn, secondo la Capriolo, l’uomo è un essere biologicamente destinato al fallimento; la forma artistica diventa allora l’unico modo per strappare un ordine momentaneo al caos: questo è un punto che l’autrice sente molto vicino alla propria opera.

Un criterio basilare dell’Assoluto artificiale credo sia questo: che le convinzioni di Benn vanno valutate “statisticamente”, ossia come forme-forze che riposano su se stesse, ostili alla caoticita’ e al dinamismo; stanno li’, si potrebbe dire, non si tramutano o dialetizzano.

Cosi’ attraverso tutta l’opera benniana dionisiaco e apollineo, nichilismo e espressionismo, corpo, droga e malattia come vie privilegiate di creazione artistica, arte come stilizzazione del Nulla, appaiono, scompaiono, riappaiono in combinazioni diverse, senza pero’ rinnegarsi, secondo un criterio rigoroso di costruzione: “fare arte… significa… escludere la vita, restringerla, perfino combatterla, per stilizzarla”.

Paola Capriolo esprime un concetto di arte molto rigoroso e “assoluto”, che emerge sia nei suoi saggi sia nella narrativa. L’arte è assoluta, autonoma, formale e necessaria, lontana dal realismo e dalla funzione sociale, e vicina a un ideale di bellezza rigorosa e senza compromessi.

A pag. 31 del saggio ‘L’assoluto artificiale’ viene espresso il concetto fondamentale di arte secondo Gottfried Benn:

“l’arte come generazione della realtà: il suo principio di fabbricazione”.

1. Arte come forma autonoma

Per la Capriolo l’arte non deve riprodurre la vita né raccontare il quotidiano, ma costituire un mondo autonomo, regolato da leggi proprie. L’opera d’arte vale per la sua forma, non per il messaggio morale o sociale.

 

2. Centralità della forma e della perfezione

L’arte tende alla perfezione formale, all’ordine e alla misura. Questo la avvicina a una visione classica e la allontana dal realismo e dall’autobiografismo. La bellezza nasce dal controllo, non dall’espressione spontanea.
Per la Capriolo la forma e lo stile debbono coincidere.

 

3. Arte come esperienza necessaria e assoluta

L’arte non è intrattenimento né consolazione: è una necessità interiore, qualcosa a cui l’artista e il fruitore non possono sottrarsi. Proprio per questo può essere anche inquietante o “crudele”.

 

4. Distanza tra arte e vita

La scrittrice insiste sulla separazione tra arte e vita: quando l’arte si piega alla realtà o all’impegno immediato, perde la sua forza. L’opera autentica richiede distanza, silenzio, concentrazione.

 

5. Dimensione mitica e simbolica

Nei suoi testi l’arte è spesso legata al mito, al simbolo e all’atemporalità. Non racconta il presente, ma qualcosa di universale e immutabile.

 

Per Paola Capriolo l’arte è assoluta, autonoma, formale e necessaria, lontana dal realismo e dalla funzione sociale, e vicina a un ideale di bellezza rigorosa e senza compromessi.

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